lunedì 18 novembre 2019

Stefano Torre, un fuoco d’artificio di denunce e provocazioni

Di Gaetano Rizzuto

Stefano Torre, un fuoco d’artificio di denunce e provocazioni

Di Gaetano Rizzuto*

La novità delle elezioni comunali 2017 a Piacenza ha un solo nome: Stefano Torre. La sua candidatura a sindaco ha rappresentato uno scossone, una provocazione, una sciabolata ad una campagna sonnolenta e spenta e l’ha trasformata in una delle più incredibili campagne elettorali di tutti i tempi a Piacenza.

Torre, con la sua fascia tricolore di sindaco e il suo inseparabile cilindro, l’ha movimentata nelle piazze e nei confronti con gli altri sei candidati.  Ma soprattutto l’ha vissuta nella rete: sa usare benissimo internet e i social (da più di dieci anni è un web designer professionista e un grande esperto di ottimizzazione per i motori di ricerca)ue ha saputo dialogare direttamente e ininterrottamente con i cittadini con delle dirette su facebook che hanno fatto scuola.

Grazie a “TorreSindaco” le elezioni comunali di Piacenza hanno avuto una vasta eco a livello nazionale su stampa, radio, televisioni: tutti incuriositi di questo fenomeno piacentino che ha dimostrato come si possa fare una campagna elettorale con pochi euro e tanta creatività coinvolgendo i cittadini e fornendo loro gli strumenti per scegliere.

Il primo confronto pubblico, a 24 giorni dalle elezioni, al Teatro Comunale Filodrammatici, venerdì 19 maggio alle 17,30 -  organizzato dall’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita -  ha visto protagonista Stefano Torre per il linguaggio assolutamente nuovo e per le sue choccanti proposte.

Con Diego Maj e Stefano Pareti avevamo preparato un po’ di domande sul tema “Quale Cultura per Piacenza?”. I candidati dovevano presentare il loro programma culturale, fare proposte, pronunciarsi su Piacenza Capitale della Cultura e sul futuro del Festival del Diritto.

Ogni “candidato tradizionale” - Patrizia Barbieri, Sandra Ponzini, Andrea Pugni, Luigi Rabuffi, Paolo Rizzi, Massimo Trespidi - presenta e argomenta come può la sua ricetta.

Quando tocca a Stefano Torre, seduto sul palco tra Massimo Trespidi e Paolo Rizzi, irrompe un “linguaggio maleducato, irriverente, politicamente scorretto” e arrivano subito gli applausi a scena aperta. Il confronto si accende.

Torre: “Mi sono rotto i coglioni di politici che promettono e poi non fanno niente…anche sulla cultura. Riconosco la responsabilità morale e politica di quei partiti che stanno trainando il vapore…”.

E solo l’inizio di un fuoco d’artificio di denunce e provocazioni.

“Ho scelto - chiarisce Torre - l’unica arma possibile per combattere questo sistema. E’ l’arma della satira, della ribellione. Prendiamoli in giro e godiamoci questa presa in giro”.

E giù applausi. Ecco la prima provocazione che getta smarrimento tra i suoi colleghi-candidati: costruire un “vulcano a Borgoforte, sopra l’inceneritore”.

“Dovrà diventare - spiega Torre – un Land Market capace di entrare nella piacentinità che è quella cosa che tanti amiamo ma che nessuno riesce a spiegare effettivamente, e che è quel senso di comunanza che noi sentiamo quando incontriamo un altro piacentino”. Chiaro?

Incalza ancora e denuncia: “Non ha senso puntare sui grandi eventi se prima non riusciamo ad inserire Piacenza in un contesto, in un circuito. Vi propongo: demoliamo Palazzo Farnese! Deturpa quel bellissimo palazzo che c’è là davanti e che nelle sue fondamenta ha inglobato l’Anfiteatro Romano!”.

E qui l’affondo di Stefano Torre si fa totale: ”Dove erano gli amministratori quando venivano concesse le licenze edilizie per fare queste boiate schifose? Sono sotto choc per come Piacenza è stata vilipesa da gente che nei programmi scriveva esattamente il contrario…”.

E avanti con altre bordate che lasciamo di stucco gli altri candidati. Torre va al cuore del “problema Piacenza”.

 “Voglio portare a Piacenza la Tour Eiffel  per evitarle di essere protagonista di una sciagurata stagione di mostre nel Polo Logistico. Il Polo è un mostro e non merita mostre. E’ il resto della città che merita”. Messaggio forte.

Viabilità, altra stoccata: ”Intendo rendere navigabile le vie del centro storico per consentire di utilizzare il vaporetto per muoversi in città e andare da Piazza Cavalli al Facsal. Questo risolverebbe definitivamente i problemi dei sensi unici che gli assessori alla viabilità sono costretti a cambiare ogni tre mesi mettendoci in difficoltà. Abbiamo anche i vigili urbani che si sono trasformati nel braccio armato del Comune per estorcere denaro ai cittadini  sotto forma di multe per i bilanci comunali…”

Così Torre, di provocazione in provocazione, mentre gli altri candidati vanno avanti per la loro strada, con le solite proposte.

Torre: “Un parco nella Pertite. Ricostruire l’edificio militare, riempirlo di tritolo e ogni anno in occasione delle celebrazioni farlo brillare in modo che si veda da Lodi e Cremona. Attirerebbe turismo ed entrate…”.

“Facciamo un Casinò nell’ex ospedale Militare, sarebbe un perfetto corollario del GP di Formula 1 che voglio riportare a Piacenza. Così diventa una piccola Montecarlo…”

Ma con che risorse si aiuta la cultura?

Torre: “Ho intenzione di porre Piacenza fuori dall’Euro e adottare il conio del “Colombo” che nel taglio piccolo sarà chiamato “Cristoforo” o “Cristoforino”. Questo ci permetterà di emettere debito pubblico e finanziare qualsiasi cosa”.

“La cultura è il nostro petrolio. Per far diventare ricca una città come Piacenza l’investimento in cultura dovrebbe essere necessariamente alto, un investimento pubblico…”.

Piacenza capitale della Cultura? Va oltre, esagera. Chiama per nome i suoi colleghi-candidati sindaco e li sfida.

“Candiderò Piacenza per ospitare le Olimpiadi del 2028.”

Non basta. Torre vuole la “guerra”. Posa il cilindro sulla testa di Paolo Rizzi, e fa l’affondo:

“Bisogna dichiarare guerra a Cremona e attaccarla al grido di battaglia “Dio maledica la mostarda”. E siccome il mio amico Putin mi presta esercito e missili balistici attacchiamo anche Parma e così impara ad averci rubato il Grana, Verdi e di attaccare sistematicamente la Coppa e i pisarei (applausi). In questo modo riusciamo a far parlare di Piacenza. Una bella guerra è quella che ci vuole”.

Torre chiude così: “Da sindaco renderò più sexy lo stemma del Comune: sostituirò la Lupa con una donna nuda!”.

Un linguaggio nuovo, quello di Torre, certamente dissacrante, che attraverso la satira e l’esagerazione ha detto tante verità e ha invitato i cittadini a riflettere sulle colpe del passato e su una totale mancanza di visione di futuro per Piacenza.

Il “viaggio” di Stefano Torre si è chiuso la sera delle elezioni con un consenso di 1.801 voti (4,28%). Non è entrato in Consiglio Comunale per una manciata di voti.

Ma l’originale esperienza di “TorreSindaco” certamente non si chiude qui. Si apre uno scenario nazionale.

*direttore del Quotidiano Libertà dal settembre 2000 al dicembre 2015


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